| Il meglio e il peggio del torneo dopo i quarti di finale: il Brasile, trascinato dall'ottimo Kardec, è il favorito d'obbligo, ma la squadra di Tetteh ha talento enorme e tanta fisicità. Delude la Nigeria di Ighalo e Rabiu. Bene Koman, ungherese del Bari
IL CAIRO (Egitto), 11 settembre 2009 - L’Italia è a casa, ma il Mondiale Under 20 continua: definite le due semifinali, con Ghana-Ungheria e Brasile-Costa Rica, 159 i gol segnati fin qui, con una media, piuttosto alta, di 3,31 reti a partita (certo, alla causa ha contribuito Tahiti che ne ha incassati 21 in tre gare). Ecco i buoni e i cattivi dopo i quarti di finale della competizione.
LE squadre PIU' — Più del Brasile, favorito d’obbligo sin dalla vigilia del torneo, salgono le azioni del Ghana. La squadra di Tetteh ha un enorme talento da metà campo in su, ma anche tanta fisicità nelle altre zone del campo. Ha fatto fuori Sud Africa e Sud Corea grazie al trio Adiyiah-Osei-Ayew, ora potrebbe sfruttare un’Ungheria che deve ancora smaltire i postumi della sbornia con l’Italia (tre squalificati, tanta fatica). La vera impresa è quella dei Ticos della Costa Rica: spazzati via al debutto dal Brasile (5-0), lo ritrovano in semifinale, dopo aver perso nel girone anche con La Repubblica Ceca ed essere stati ripescati per differenza gol. Da lì la rinascita, contro due squadre "di casa", prima l’Egitto, poi gli Emirati Arabi, seguiti da decine di tv e altrettanti emiri o presunti tali. Squadra composta da ragazzi che giocano in patria, con Marco Urena, piccolo ma veloce attaccante, particolarmente caldo (2 gol nella fase a eliminazione diretta). Citazione anche per la Germania di Horst Hrubesch: il tecnico ha reso pubbliche 24 defezioni di giocatori bloccati dai club, ma ha comunque messo insieme un collettivo tatticamente inattaccabile, con Sukuta Pasu punta di riferimento, e Koppling, Aydilek e Holtby pronti a ripartire e a fare male: fuori solo al supplementare coi verdeoro. Menzione speciale per il cuore e la volontà dell’Italia, vicina all’impresa in otto. Ma come vedremo, c’è un contraltare.
LE squadre MENO — La prima delusione è sicuramente la Nigeria: arrivata qui con il titolo di Campione del Mondo Under 17, ha messo insieme il record di sconfitte: tre in quattro turni. L’udinese Ighalo non ha mai trovato la porta, il talentuoso Ibrahim Rabiu non ha giocato con continuità. Poi c’è la Spagna, fortissima nel girone di qualificazione, ma squagliatasi subito, contro di noi, negli ottavi: un po’ poco per una squadra partita per vincere. Terzo pollice verso per l’Egitto: era la squadra che aveva preparato meglio la competizione, aveva i favori ambientali e anche qualcuno dai direttori di gara. Tabellone in discesa, ma subito fuori con la Costa Rica, con i pubblicizzati Talaat e Afroto inermi. Menzione speciale per l’Italia, quella dei tre rossi in una partita e quella aggrappata costantemente a pantaloncini e magliette degli avversari.
I giocatori PIU' — Il Brasile, da metà campo in su, sforna talenti con una frequenza impressionante: l’ultimo crack pronto sulla rampa di lancio pare Alan Kardec, centravanti del Vasco, che andrà in prestito all’Internacional. Pare avere il giusto mix di talento, forza fisica e senso del gol. Poi c’è Vladimir Koman, esterno destro dell’Ungheria e del Bari (in prestito dalla Samp): 4 gol, frutto anche di una splendida punizione (coi cechi) e del rigore con l’Italia. Corsa, piede, carattere: ha tutto. Fra gli eliminati, segnalazione per Kermit Erasmus, sudafricano del Feyenoord. Dice di aver studiato dei video di Romario per migliorare, ma corre il doppio. Lo rivedremo anche nel mondiale dei grandi.
I giocatori MENO — Abel Hernandez poteva essere una delle stelle della competizione, invece nel girone ha faticato, e contro il Brasile ha sbagliato un rigore: il suo Uruguay fuori presto. Entra di diritto in questo gruppo anche il nostro Matteo Gentili: in 3 partite giocate, parte bene, poi regala un gol a Trinidad e Tobago, infine la sciagurata prestazione contro l’Ungheria. Infine Ciro, attaccante dello Sport Recife, indicato come una delle stelle del Brasile, langue costantemente in panchina: ora è spuntato anche Maicon a fargli concorrenza. (Gazzetta.it) |